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David Bowie e Berlino

Con la sua leggendaria canzone “Heroes” David Bowie aveva eretto un monumento all’allora Berlino del Muro. Qui, negli Anni 1970, la superstar britannica trascorse uno dei suoi periodi più creativi e forse più felici. “In questa città ci si può perdere facilmente ma ci si può anche ritrovare”, disse una volta. Per questo i fans berlinesi sono stati particolarmente colpiti dalla notizia della sua morte.

Nel 1976 Bowie era arrivato a Berlino, in un momento cruciale della sua esistenza e ne rappresentò una svolta. Dopo il successo rapidissimo negli USA e gli screzi con il suo manager David Bowie era distrutto, dipendente dalla cocaina e senza soldi. L’anonimità della grande città, la tensione nella Berlino divisa dal Muro con la sua fervida scena creativa gli diedero un nuovo appiglio.

Nacque così la famosa “Trilogia di Berlino” con gli album «Low» (1977), «Heroes» (1977) e«Lodger» (1979). “Per la prima volta dopo anni avevo ritrovato la gioia di vivere e una formidabile sensazione di liberazione e guarigione”, disse in seguito.

Ci fu innanzitutto la disintossicazione nell’appartamento del fondatore del Tangerine Dream, Edgar Froese. In seguito, con il suo amico americano Iggy Pop, David Bowie andò a vivere in un appartamento decadente nella Hauptstraße 155, nel quartiere di Schöneberg, l’allora Berlino Ovest. Una convivenza che non andò troppo bene, presumibiilmente per le consuetudiini dell’amico Iggy, troppo generoso nel servirsi delle riserve di prodotti alimentari del grande magazzino di lusso KaDeWe. Ma quando andarono a vivere in appartamenti diversi, ma vicini, i due divennero inseparabili. Il vicino bar gay “Anderes Ufer”, il ristorante austriaco “Exil” a Kreuzberg e il club d’avanguardia “Dschungel” divennero i loro punti di riferimento. Altrettanto il leggendario nightclub Romy Haag.

Iggy Pop ha scritto su Twitter alla notizia della morte dell’amico: “L’amicizia di David era la luce della mia vita”. Il luogo più importante divenne però l’Hansa Studio vicino Potsdamer Platz, dove nacque, tra l’altro, “Heroes” grazie alla collaborazione con il talentuoso tecnico del suono Eduard Meyer.

I collaboratori dello studio di registrazione sono stati molto colpiti dalla notizia della morte di David Bowie, della cui malattia nessuno era a conoscenza – a parte alcune voci che giravano. Anche Thilo Schmied, che da anni accompagna turisti nella sala principale dell’Hansa Studio e in altri luoghi berlinesi legati al culto di Bowie, non riesce a nascondere il proprio dolore. Con le lacrime agli occhi ammette che per lui Bowie era forse la più grande leggenda vivente del pop. “Non lo potrai copiare. E probabilmente anche tra 50 o 100 anni ci saranno ancora delle band che faranno riferimento a lui.”

Nel suo leggendario “Heroes” David Bowie aveva cantato di una coppia che si baciava vicino al Muro, sotto gli spari provenienti dalla torre di vedetta “come se nulla potesse accadere”. In questo modo aveva regalato a Berlino la canzone più famosa nella storia della città, ha dichiarato Thomas Oberendere, direttore dei Berliner Festspiele, che nel 2014 si era fortemente impegnato per portare al Martin-Gropiu-Bau la mostra londinese del Victoria and Albert Museum dedicata all’artista britannico: “Era il nostro regalo per lui”.

Non molto tempo fa, almeno nei pensieri, Bowie stesso era ritornato a Berlino. Dopo una pausa decennale dall’ultimo disco, in occasione dei suoi 66 anni, era uscito il single “Where Are We Now” in cui cantava con melanconia i vecchi tempi a Potsdamer Platz, del KaDeWe e del ponte di Berlino Bösebrücke. Nella strofa finale: “Just walking the dead”.

Per il 69° compleanno di David Bowie, l’8 gennaio scorso, il fans berlinesi avevano organizzato un party in suo onore. Nella sala principare dell’Hansa Studio avevano festeggiato la pubblicazione del nuovo album “Blackstar” cantando “Happy birthday, Mister Jones”. Il tecnico del suono Eduar Meyer sperava di rincontrarlo per i 70 anni. Nessuno avrebbe pensato che quello sarebbe stato il suo ultimo compleanno.

Berlino (dpa) – 12 gennaio 2016

Fonte: http://www.italien.diplo.de