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Lo studio sui 25 anni di Unità Tedesca

Lo studio “Deutschland 2014 – 25 Jahre friedliche Revolution und Deutsche Einheit” è stato presentato dall’Incaricata del Governo Federale per i nuovi Bundesländer Iris Gleicke: “I risultati dello studio, nel complesso molto positivi, confermano e supportano i nostri sforzi per creare ad est come ad ovest uguali condizioni di vita“.

Lo studio mostra le maggiori tendenze nell’impostazione politica e sociale dei tedeschi ad est e ad ovest tra il 1990 e il 2014 sulla base di dati empirici. Fornisce una chiara prova di come “l’est e l’ovest dallla riunificazione in poi stiano crescendo insieme come nel pensiero di Willy Brandt“, ha sottolineato Iris Gleicke. Lo dimostra l’alto grado di soddisfazione generale ad ovest (83%) come ad est (76%). Notevole sono anche i dati sul giudizio positivo della riunificazione, considerata personalmente vantaggiosa dal 77% dei tedeschi orientali e dal 62% di quelli occidentali.

Lo studio fornisce un’immagine dell’evoluzione della cultura politica in Germania sulla base di una meta-analisi come mai prima condotta con tale profondità e ampiezza. In quest’occasione è stato analizzato anche per la prima volta come la carta stampata raccontò il tema della riunificazione. Oltre ai risultati sulla soddisfazione e sulle valutazioni personali dei singoli lo studio mostra che, nonostante alcune carenze nel processo di riunificazione, 4/5 della popolazione a est come a ovest del Paese valutano vantaggiosa per la Germania la propria riunificazione. Questo si riflette anche nella valutazione positiva che la maggioranza di tutti i tedeschi ha della propria situazione economica a partire dal 1990 e che in nessun momento ha assunto una connotazione negativa.

Certo ci sono anche differenze. Ad esempio in merito alla domanda se nella Repubblica Federale “ci si senta politicamente a casa”. Questo lo confermano circa 3/4 dei tedeschi occidentali ma soltanto la metà di quelli orientali. Ma ovviamente tutto deve esser visto nel suo insieme. Nel gruppo dei 14-29enni, senza distinzioni tra est e ovest, il 65% considera la Repubblica Federale la propria patria politica. Per Iris Gleicke “qui il cambio generazionale ha giocato chiaramente a favore di un avvicinamento dei pensieri“.

Particolamente interessante sono le testimonianze dello studio sulla vita quotidiana nella DDR, un tema di cui proprio nel 25° anniversario della firma del trattato di riunificazione, si discute intensamente e in modo controverso. Dallo studio si evince, pertanto, che soltanto una minorana dei tedeschi orientali (meno del 30%) considerava buone o molto buone le condizioni di vita generali nella DDR. Una percentuale altrettanto alta le considerava assolutamente cattive mente la grande maggioranza le ha definite di livello medio. Grazie alle aumentate possibilità di contatto all’interno dei confini nazionali non deve sorprendere che negli anni 1980 cominciò a diffondersi sempre di più il processo di valutazione critica.

Con grande evidenza lo studio rivela che per il 70% dei tedeschi orientali il sistema politico della DDR era una dittatura. Ciò nonostante solo il 46% la considerava “uno stato di non diritto”. Gli autori dello studio ricollegano questo dato alla preoccupazione di molti tedeschi orientali nel veder svalutata una gran parte della loro biografia se affermassero che la DDR era in generale sinonimo di ingiustizie.

Una questione su cui sistematicamente si discuteva era l’identificazione con il sistema. Secondo i risultati dello studio dalla fine degli anni 1970 nella DDR vi era un atteggiamento di base con queste connotazioni: una minima identificazione con lo Stato, adeguamento alle condizioni ivi esistenti, interesse politico da medio a forte come anche un intenso orientamento verso la Repubblica Federale (70-80%). A questo si contrapponeva una strenua esigua percentuale di massimo 15% che si riconosceva risolutamente con la DDR. A seguito delle agevolazioni umanitarie anche questo “nocciolo duro” vi fu sottoposto a fenomeni di erosione per la lealtà al sistema e si dimezzò così il numero di chi si identificava fortemente con il sistema.

Alla domanda sulle “cose importanti nella vita” nel 1979 ai posti più alti della classifica troviamo una buona convivenza/matrimonio, un bell’appartamento, figli, più tempo libero possibile per la vita privata e quella familiare. Nelle postazioni centrali troviamo la carriera professionale, le automobili, gli acquisti e i viaggi. Soltanto una minoranza ambiva all’attività politica (17%)  e alla libertà per la comunità (28%). Sino alla metà degli Anni 1980 in questi valori poco si modificò, essenzialmente solo il desiderio “di esprimersi criticamente se qualcosa non va bene” si aggiunse al gruppo fondamentale delle cose importanti.

Devono far, infine, riflettere i risultati sulla cosiddetta fiducia nelle istituzioni. Per quando riguarda la fiducia nella Repubblica Federale c’è da segnalare un basso livello di fiducia con forti oscillazioni, anche se sia a est che a ovest alla lunga la tendenza generale era comunque leggermente verso l’alto. Nel complesso per la Germania orientale valevano valori di fiducia sempre un po’ più bassi con un trend di crescita un po’ più debole.

Lo studio è stato realizzato dal Centro per la Ricerca Sociale di Halle (Zentrum für Sozialforschung Halle) della Martin-Luther-Universität Halle-Wittenberg sotto la guida del Prof. Dr. Everhard Holtmann.

Fonte: http://www.italien.diplo.de