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Il peso dei diplomi italiani in Germania. Un avviso ai programmatori accademici

di Giulio Sovran   laptop

L’italiano, si sa, ama mostrare i propri diplomi, qualifiche, titoli da mettere prima del proprio nome. Siamo tutti un po’ dottori, professori, avvocati, architetti, ingegneri, ma anche ragionieri e geometri come ben ci ricordava il ragionier Fantozzi citando ogni volta il “MegaPresidente Galattico Duca Conte, Lup. Man., Gran Ladr., Farabut., Multinaz., Figl. di Putt., Francesco Maria Barambani”. Io stesso, senza mentire, potrei presentarmi come Dott. Mag., Ing., Arch., Sup. Test. di Cazz. Giulio Sovran, e nessuno avrebbe alcuna ragione di smentirmi (soprattutto per l’ultima “laurea”). Ma . . . a cosa servono, in fin dei conti, tutte queste qualifiche?
Cosa significa essere Dottore o Ingegnere informatico se si vuole trovare lavoro come programmatore? In realtà nessun laureato vuol fare il programmatore. Spesso questo lavoro, soprattutto in Italia, è visto come un qualcosa di manuale, di bassa lega, come potrebbe essere un “tiralinee disegnatore” nell’architettura, o un aiuto cuoco in cucina, o l’assistente a cui toccano tutti i lavori più sporchi.

Tutti, una volta finiti gli studi, vorrebbero già gestire persone, avere contatto con il pubblico, fare consulenza, essere supervisor, oppure “architect”, come si usa dire anche nel mondo dell’informatica; senza sapere che è necessario sporcarsi le mani prima di tutto, costruire le fondamenta del proprio lavoro, il primo muro ce lo si monta da sé. Una volta che sia abbastanza solido si può puntare più in alto e salire al primo piano della propria costruzione!
La maggior parte delle aziende tedesche cerca figure tecniche, programmatori rapidi, silenziosi, laboriosi, flessibili e allo stesso tempo creativi, in grado di fornire soluzioni su misura.

Ma come è possibile farsi notare dalle aziende tedesche? Cosa scrivere sul proprio CV? Cosa evitare? È
davvero necessario parlare perfettamente tedesco per potersi inserire nel mercato locale?
La questione dell’importanza del diploma è un mito tutto italiano.  Cosa si impara effettivamente di programmazione nelle università italiane?  Si è davvero in grado di entrare in un contesto aziendale con le competenze accademiche acquisite?  Probabilmente no, soprattutto se non si è mai messo il naso al di fuori delle mura scolastiche.

Mettere il naso fuori” significa programmare, sviluppare i propri progetti, in qualunque ambito essi siano, l’importante è che servano per migliorare le proprie capacità tecnico-pratiche. L’azienda vuole vedere cose concrete e non parole o titoli, è interessata ai codici, alle applicazioni sviluppate, ai siti internet o ai linguaggi utilizzati.
Non fermatevi allo standard che le scuole vi offrono, ci sono sempre nuovi linguaggi, sempre più rapidi, sempre più richiesti dalle aziende, linguaggi che potrete utilizzare anche per le vostre “creazioni”.

Facciamo l’esempio di RoR (Ruby on Rails): è uno dei linguaggi più richiesti attualmente, perché molto flessibile, rapido e offre grandissime possibilità di sviluppo. Nessun datore di lavoro vi assumerà “alla cieca”, quindi leggendo semplicemente sul vostro CV la conoscenza di questo linguaggio; vorrà vedere degli esempi pratici, dei progetti già realizzati, un lavoro personale sviluppato con passione, che non vi chiederà di abbandonare una volta assunti. Infatti tutti i Ruby developers che si rispettino hanno un progetto che sviluppano in parallelo al proprio lavoro principale: senza questo, difficilmente riuscirete ad essere assunti, nessuno vi crederà.

L’azienda vuole vedere interesse in quello che fate, un vero amore per la programmazione!
La lingua? L’inglese vi basterà, certo un po’ di tedesco non guasterà per poter sopravvivere in Germania (sebbene la maggior parte delle persone parlino inglese), ma per l’integrazione nel luogo in cui si vive è una scelta importante da fare.

Il programmatore più apprezzato non ha fatto alcuna scuola, è un autodidatta che ama imparare tramite l’esperienza diretta. Ormai la maggior parte delle informazioni sono open source, facilmente
raggiungibili online, la vera scuola è accessibile e gratuita per tutti, soprattutto per chi ha voglia di farsi strada e crescere.

Se solo qualcuno mi avesse detto prima che andare a scuola sarebbe stato solo la base indispensabile su cui, poi, fondare il mio auto-apprendimento contemporaneo e successivo!
Non abbiate paura, giocatevi tutte le carte a disposizione per trovare lavoro in Germania!