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Germania: quale città scegliere per iniziare?

di Bernd Faas

Si dice: “Vado a lavorare in Germania” e si finisce in un posto dove ci sono già migliaia di altri stranieri arrivati da poco.
Si dice: “Cerco lavoro come artigiano, impiegato o laureato” e si finisce a fare un minijob  da 450 Euro.
Si dice: “Parlo poco la lingua e mi cerco un lavoro nella ristorazione italiana“ e dopo un anno si sanno 10 parole in più di tedesco.

Pianificare la riuscita della ricerca del lavoro in Germania è faticoso. In casi rari si parte dall’Italia con un lavoro in tasca. Questo funziona abbastanza facilmente per personale IT e sanitario. Funziona anche nella ristorazione italiana.

Ma per chi è artigiano, operatore di controllo numerico, laureato in Economia o Comunicazione o proviene da tanti altri settori, la presenza sul posto è obbligatoria. Perché nessuna azienda tedesca assume senza aver fatto almeno un colloquio diretto, nel caso dei laureati almeno due.

Visto che oggi ci sono 1,1 milioni di posti di lavoro disponibili (stima dell’istituto IAB dell’ufficio di collocamento tedesco), il personale qualificato italiano suscita un forte interesse nelle aziende (naturalmente se si ha un tedesco buono).

Il personale che si candidata dall’Italia non è ritenuto “disponibile” dalle aziende. Esse vogliono che la persona abbia già fatto il primo passo verso il lavoro e si trovi nel territorio tedesco. Il personale che risiede ancora in Italia, potrebbe cambiare idea in ogni momento e disdire un colloquio o un lavoro. Ma l’azienda a questo punto ha già investito molto tempo e denaro e si ritrova al punto di partenza.

Scegliere il posto in Germania da dove far partire la ricerca del lavoro dipende da molti fattori:

1. Amici e parenti già presenti sul posto sono di grande aiuto. Possono offrire inizialmente ospitalità e spiegazioni su come proporsi alle aziende. Se vivono a Monaco , Stoccarda o Trier, la ricerca del lavoro è facilitata da un mercato del lavoro ottimo. Il livello di disoccupazione è tra i più bassi in Germania, cioè sotto il 5%.
Se invece vivono a Berlino la scelta va bene se si punta sul settore alberghiero o sul mondo Internet. Per ingegneri, linguisti e molte figure artigianali, la città “povera ma sexy” non offre più di tanto perché i servizi dominano il mercato. In più la città è piena di persone giovani che sanno 2-4 lingue.

2. Il primo lavoro è sempre quello più difficile da trovare. Di conseguenza si cerca non solo sul posto scelto ma anche lontano, nell’arco di 50 – 100 chilometri. Per figure laureate la ricerca si fa addirittura su tutto il territorio nazionale. Vivere in una città che è ben collegata permette lo svolgimento di colloqui nell’arco della giornata, partendo presto al mattino e rientrando il pomeriggio o la sera. Da una fermata dell’alta velocità come Colonia o Francoforte si arriva a Rosenheim, Berlino o Lubecca nell’arco di 4-5 ore, che lasciano il tempo per la visita in azienda e il rientro. Se l’azienda vuol vedere la persona, paga le spese di viaggio; in più: altri costi inerenti la candidatura possono essere detratti dalle tasse.

3. Scegliere una grande città che economicamente parlando “va”, comporta sempre un esborso alto per l’affitto, come per esempio Monaco dove solo la stanza comincia da 500 Euro. In città fuori dai grandi flussi, meno conosciute e con un tasso di disoccupazione più alta come Chemnitz  la stanza parte invece da 200 Euro. Ma anche in città famose (almeno nell’ambito calcistico) come Dortmund l’affitto è ragionevole.

4. Bayern, Baden-Wuerttemberg e Nordrhein-Westfalen vedono la presenza di molte aziende esportatrici (come automobili, macchine utensili), mentre ad Amburgo domina il commercio e il porto, nel Mecklenburg-Vorpommern invece c’è il turismo stagionale e qualche altra attività come i cantieri navali e l‘agricoltura. Scegliere la regione e la città giusta significa avere sotto casa un ampio tessuto aziendale per la propria qualifica, cosa che favorisce il successo della candidatura a livello locale-regionale.

5. Chi è automunito può anche ragionare su un primo alloggio nei piccoli paesi vicini ad una città media o grande. Risparmia sul costo della vita e sull’alloggio però ha a disposizione meno servizi (per es.: un corso di tedesco).

6. Luoghi che per motivi storici hanno una forte presenza italiana come Ludwigshafen, Mannheim o Memmingen favoriscono i contatti sociali ma comportano anche il rischio di rimanere nel “ghetto”. La vecchia immigrazione spesso si muove in ambiti di lavoro che non sono compatibili per quella di oggi.

7. La vita non è fatta solo di lavoro. Per stare bene e in equilibrio serve un ambiente coerente con le proprio aspettative ed esigenze. Se il cibo è fondamentale, in Germania non c’è nessun problema: ristoranti e pizzerie italiani si trovano nei posti più remoti, i supermercati hanno sempre dei prodotti italiani (la pizza più venduta in Italia è addirittura tedesca). Con il clima, invece, le cose non stanno per niente così: Friburgo è la città più “solare”, Amburgo per molti assomiglia al Polo Nord. Chi ha bisogno di stare molto all’aperto, dovrebbe scegliere solo il sud della Germania sapendo che, se va bene, può sfruttarlo per 4-5 mesi.

Naturalmente non esiste la soluzione ideale per scegliere la città. Tra rete di contatti, tessuto aziendale, concorrenza di italiani e di altri stranieri, collegamenti, tasso di disoccupazione e risparmio: il risultato sarà sempre un compromesso.

Tramite un’attenta valutazione dei pro e dei contro, si può però andare inizialmente in un posto dove le opportunità sono maggiori per il profilo e i desideri propri. Il che potrebbe tradursi nel prendere lo stipendio 1 o 2 mesi prima che in altri posti: vuole dire avere 1.300-1.600 Euro al mese in tasca (elettricista), 1.500-2.000 Euro (impiegato commerciale) o 1.800-2.500 Euro (ingegnere).

 

© Bernd Faas