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Estero: una carriera rettilinea o zigzagante

di Bernd Faas

Proseguire la carriera all’estero senza interruzione: questa è la speranza di chiunque stia pensando ad un assaggio professionale fuori dall’Italia per cogliere i vantaggi che derivano da un altro contesto lavorativo.
Trasferendosi nei paesi a Nord degli Alpi si può, per esempio, raggiungere una retribuzione più alta almeno del 30%.
Oppure si può fare un salto di responsabilità che in patria forse non è possibile in tempi brevi.
Oppure ancora ci si può inserire in un contesto aziendale dove esiste una forte propensione alla formazione dei dipendenti, fatto purtroppo trascurato in Italia.

Dal posto di lavoro italiano direttamente a quello oltre confine: questo processo “rettilineo” significa sicurezza e di conseguenza un grande risparmio di stress.
Solo poche persone, però, riescono ad attuare un salto garantito: sono caratterizzate da una esperienza collaudata in una professione “forte”, cioè molto ricercata nel paese desiderato, come per esempio il medico, l’esperto SAP, il commerciale multilingue, l’agente di call center, il pizzaiolo, il saldatore. Tutti devono naturalmente disporre già di una padronanza linguistica sufficiente per svolgere pienamente la professione.

Nel caso normale, invece, c’è sempre qualcosa da “rimediare”: la padronanza della lingua, una lacuna nel bagaglio professionale, l’esperienza lavorativa troppo breve, la mancanza di una rete sociale che aiuti nella ricerca, la modesta conoscenza delle modalità del mercato del lavoro straniero.

A queste condizioni il percorso di inserimento è diventato “sinuoso”.
Prima di proporsi in maniera forte nel paese di destinazione, si deve frequentare un corso di lingua di qualche mese.
Oppure serve un corso di formazione professionale in un ambito specifico, come un programma di contabilità o un esame integrativo presso l’associazione professionale.
Oppure, tramite uno stage, si deve costruire un primo accesso all’ambiente ed una rete di colleghi.

Oppure ancora è necessario iniziare ad un livello più basso di quello avuto in patria, per poter acquisire l’esperienza richiesta.

Se nel percorso “rettilineo” la tempistica prevede la fine del lavoro in patria nel giro di due settimane e l’inizio del nuovo all’estero due settimane dopo, il “zigzagante”, invece, richiede mesi.
Un corso di lingua per riparare il livello scolastico dura almeno 3 mesi; un esame può essere svolto forse solo due volte all’anno.
Lo stage deve durare almeno 3 mesi per dare benefici concreti.
Un corso professionale può essere fatto in una settimana, ma può richiedere anche 6 mesi come nel caso di un corso al college oppure del Fondo Sociale Europeo.

Ma non è solo la maggiore lunghezza temporale che caratterizza il percorso sinuoso.
Ovviamente richiede anche un esborso notevole di proprie risorse finanziarie. Il corso di lingua di tre mesi all’estero si traduce in una spesa di 4-5000 Euro nella versione più economica. Un corso professionale può essere gratuito, ma senza vitto e alloggio non si va da nessuna parte.

Chi può andare in modo rettilineo deve preoccuparsi principalmente della definizione degli obbiettivi professionali da raggiungere e della ricerca del lavoro adeguato. Eccetto i colloqui, tutto può essere svolto da casa.

Chi invece ha bisogno di qualche “giro” in più, deve pianificare l’andamento con obiettivi intermedi, tenendo sempre presente la destinazione finale.
A casa si fa la raccolta delle informazioni e delle modalità del percorso di “riparazione”. Dopodiché si parte. Se pianificato bene e con obiettivi raggiunti, il lavoro arriva come naturale conseguenza.

 

L'Autore

Bernd Faas opera da oltre 20 anni nel settore della mobilità internazionale. La sua esperienza professionale riguarda l’orientamento, la preparazione e la realizzazione di attività nell’ambito di lavoro, stage, formazione e volontariato all’estero.
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