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Approdare in Germania: quanto è difficile!

di Bernd Faas

Sembra un paradiso, la Germania, per chi cerca lavoro. Quasi ogni mese registra un nuovo record degli occupati (oltre 41 milioni); il tasso di disoccupazione è metà di quello italiano; l’8% dei giovani è senza lavoro contro oltre il 40% nella penisola; nel 2013 l’aumento salariale si è attestato sul 6% circa; ci sono dei programmi come MobiPro del Centro per l’impiego tedesco che finanzia addirittura l’apprendimento del tedesco se la persona ha una professionalità cercata dalle aziende.

Tuttavia riuscire non è cosi facile, anzi è vero il contrario: è estremamente duro. Molte persone partite con la speranza di trovare quello che l’Italia al momento non offre, rimangano deluse, perdono tempo e soldi.

Il trasferimento in Germania (come in ogni altro paese) deve essere pianificato. Non viviamo più nel tempo del “Faccio la valigia e andrà bene”. Oggi ci vuole una buona preparazione al mercato del lavoro tedesco per sapere dove sono le insidie. E per evitarle.

Cosa c’è da prendere in considerazione PRIMA di partire:

Lingua

Lingua

In Germania si parla tedesco. L’italiano non serve. L’inglese è molto richiesto come lingua straniera e spesso è data per scontata. Ogni altra lingua è utile (secondo mansione, anche l’italiano). Questa è la graduatoria indiscussa.
Significa che la professionalità acquisita in Italia può essere messa a frutto solo se si parla fluentemente il tedesco, cioè si ha il livello C1. Un datore di lavoro paga la retribuzione giusta se il candidato è in grado di applicare la sua competenza al 100% (e per questo deve parlare senza esitazioni e di tutto quello che serve per la mansione).

Naturalmente ci sono delle situazioni dove questa regola non si applica al 100%, p.e. nella ristorazione gestita da italiani, nell’insegnamento della lingua italiana, nei call center per il mercato italiano. Ma sono tutte situazioni dove le paghe sono basse, la possibilità di carriera minima e i posti di lavoro numericamente irrilevanti.

Massima flessibilità / specializzazione

Massima flessibilità / specializzazione

La candidatura in tedesco è scientifica. Esistono interi libri solo su come fare la fototessera. Il CV Europass è incomprensibile per i selezionatori. Un neolaureato non ha niente che giustifichi due pagine di CV. La lettera di motivazione deve essere personalizzata per ogni candidatura.

L’italiano, abituato alle modalità vigenti in Italia, lascia sempre trasparire la sua disponibilità a fare qualsiasi cosa. Ma questa ampia disponibilità ha un effetto suicida.
Se l’azienda cerca un magazziniere, non è interessato ad avere anche un commerciale per i fornitori; se cerca un impiegato contabile, non le servono particolarmente le lingue; se cerca un ingegnere automobilistico, non le interessa un ingegnere gestionale con esperienza; se cerca un barista, vuole una persona con formazione alberghiera; se un neolaureato si presenta per un posto da impiegato previsto con formazione professionale, riceve un cordiale grazie con indicazione che la formazione non è adeguata.

In Germania la dimensione aziendale è molto più grande che in Italia: 4.200 aziende con oltre 500 dipendenti, contro 1300; 100.000 PMI contro 300.000.
Dove in Italia un posto di lavoro richiede spesso 2 o 3 professionalità, a nord degli Alpi invece ci sono 2 o 3 lavoratori.

Personal branding

Personal branding

L’italiano non sa vendersi. È una Panda anche se ha lo spessore della Ferrari. Pensa solo dal punto di vista suo, delle sue competenze, della sua motivazione, della sua disponibilità. Senza chiedersi se queste offerte interessano l’azienda.

Il 90% delle candidature si basa sulla non conoscenza dell’azienda che cerca personale. Non applica le regole basilari del marketing, cioè saper mettere nella luce giusta il prodotto da vendere, far capire al compratore (l’azienda) quali vantaggi avrebbe con l’acquisto di questo prodotto (il candidato).

Solo sapendo se l’azienda è presente sul mercato italiano, se le proprie lingue servono per la sua clientela, se usano il “mio” software gestionale, se la mia “arte” culinaria o pasticciera è gradita,  il candidato riesce a confezionare il suo prodotto (la lettera di accompagnamento e il CV) in modo convincente: chiaro, lineare, competente, senza frottole.
Per questo l’azienda paga di solito un buon prezzo (ottimo, visto dall’Italia). Se invece il prodotto è “difettoso”, finisce nel cestino oppure l’offerta retributiva si rivela notevolmente più bassa di quella potenziale.

Panda o Ferrari: entrambe hanno 4 ruote, un motore, una carrozzeria e portano a destinazione. Ma l’aspetto esterno e il contenuto interno determinano la differenza nel prezzo (la retribuzione) e le opportunità di carriera.

Non ammassiamoci

Non ammassiamoci

L’italiano cerca l’italiano. Solo in compagnia dei suoi connazionali si sente bene. Allora tutti sul torpedone (oggi volo low cost) e atterriamo a Berlino. Esattamente nella metropoli tedesca con il più alto tasso di disoccupazione dove Lecce incontra Lecce, Vigevano incontra Vigevano e Santa Maria in Bosco incontra Santa Maria in Bosco. Tutti si sentono a casa e quasi nessuno trova il lavoro che cerca (a parte il personale IT ed alberghiero).

Dingolfing, Trier, Heidenheim: sono località non conosciute in Italia, ma sono già quasi una garanzia per inserirsi in tempi abbastanza veloci. Le località con i tassi di disoccupazione più bassi raramente sono le grande città; invece si trovano vicine ad esse, lungo il confine nazionale, lungo le grandi arterie infrastrutturali oppure sono caratterizzate da una popolazione anziana.

La ricerca del lavoro è una strada individuale: meno persone  della mia stessa sorta ci sono in giro, meglio è per me.
Sentirsi “coccolato” tra italiani è un lusso (e un diritto) che uno si può permettere quando lavoro e vita scorrono senza ostacoli.

 

L'Autore

Bernd Faas opera da oltre 20 anni nel settore della mobilità internazionale. La sua esperienza professionale riguarda l’orientamento, la preparazione e la realizzazione di attività nell’ambito di lavoro, stage, formazione e volontariato all’estero.
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